Augusto Casti è
ufficialmente un atleta del circolo nautico karel-triana di Cagliari dal
gennaio 2007. Ha iniziato ad andare a pesca dell’età di dieci anni tra le
banchine del porto di Cagliari, e ricorda ancora come se fosse ieri il suo
primo pesce, una sparlotta. A trasmettergli la passione per la pesca è stato
il fratello Tonio, come lo chiamano gli amici, ma a quel tempo non
immaginava ciò che gli avrebbe riservato il futuro. Con lui il destino è
stato duro, a causa della tetraplagia atetossica plastica post nascita di
cui è affetto, ma in ogni caso ha saputo regalargli grandi gioie attraverso
lo sport.
Quale
rapporto hai con il mondo dello sport?
-la mia vita è sempre
stata ricca di sport, ora ho 40 anni ma da quando ne avevo 17 mi dedico al
bodybuilding, attività che per me è stata molto importante perché ho saputo
sfruttare nella vita quotidiana gli insegnamenti che mi ha offerto. Poi 5
anni fa un tecnico, che si occupa dei ragazzi disabili nello sport a
Cagliari, mi ha fatto scoprire gli ambienti dell’atletica leggera, e da
allora trascorro le mie giornate tra allenamenti e gare raggiungendo ottimi
risultati, tanto da essere il detentore del primato italiano nelle categorie
60 indoor, 800 e 1500 metri.
Come hai
trascorso i giorni precedenti alla gara?
-Ero un po’ teso per
il lungo viaggio che dovevo affrontare, ma nonostante ciò sono riuscito a
prepararmi al meglio: prima delle gare riesco tramite la psicologia, a
“caricarmi” di adrenalina in modo da poter rendere al meglio.
Una
volta presa posizione nel tuo box, quali attrezzature hai preparato?
-Ho organizzato la mia
postazione in modo da essere il più funzionale possibile. Inizialmente ho
pensato che le prede fossero lontane da riva, quindi ho armato due canne che
mi permettessero di “lanciare forte”, ma poi mi sono accorto che le prede
stavano vicino alla battigia. Allora ho preparato una beach leadgering ed è
stata l’arma vincente, la maggior parte dei pesci li ho pescati così.
Quali
sono state le emozioni che hai provato quando hai saputo di aver vinto?
-Me lo hanni detto di
sabato durante la cena dopo la gara ma pensavo fosse uno scherzo. La vita mi
ha insegnato che non si può mai essere certi di nulla fino a quando non hai
le prove. Poi mi anno chiamato sul podio e mi son dovuto ricredere.
Cosa
pensi ora che sei rientrato a casa?
-Sono felice ma non mi
cullo sugli allori…bisogna stare con i piedi per terra. Tra qualche giorno
avrà inizio per me una nuova sfida. Devo partecipare alle
qualificazioni per i minimi ai campionati di atletica leggera sui 100-200
metri.
Come hai
visto questa manifestazione?
-Per i ragazzi
diversamente abili come me è stato senza dubbio qualcosa di formativo. La
pesca aiuta a rilassarsi ma insegna la concentrazione e ad avere i riflessi
pronti. La pesca è la mia medicina. Mi ha insegnato a vivere le situazioni
difficili della vita e in certi casi a percepire e a prevedere i pericoli.